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POLITICA
23 luglio 2017
LA TRANSUMANZA
Quando si tratta dell’Amministrazione dello Stato, noi italiani siamo assolutamente perfezionisti e intransigenti in materia di moralità. Purtroppo poi siamo stramaledettamente pragmatici quando si tratta dei nostri personali interessi. La prima caratteristica ci spinge a  scrivere leggi impraticabili a forza di essere perfette, la seconda ci spinge a violarle ogni volta che la cosa corrisponde alla nostra utilità. E poiché queste caratteristiche si riscontrano anche nella vita parlamentare, è necessario trovare gli opportuni rimedi, ammesso che esistano.
All’art.67 la Costituzione statuisce che “Ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato”. Ciò significa che, se un deputato è stato inviato alla Camera da elettori che volevano che votasse contro un determinato progetto, e poi si accorge – in coscienza – che quel progetto sarebbe utile al Paese, deve avere il diritto di tradire il mandato degli elettori. Infatti lo farà per il loro stesso bene. In origine contava di espletare l’incarico ricevuto, ma quando ha ottenuto maggiori informazioni ha agito per il meglio. Tutto perfetto, in teoria. Il deputato ha una coscienza, e questa coscienza deve prevalere anche sugli impegni assunti.
Purtroppo, tra teoria e pratica c’è differenza. Nella vita concreta, il parlamentare contraddice il mandato ricevuto non quando glielo impone la sua coscienza, ma quando glielo consiglia sommessamente il suo interesse. Quando il tradimento corrisponde ad essere rieletto, alla prospettiva di ottenere una carica o alla speranza di un qualunque vantaggio personale. Che tutto questo sia tanto dolorosamente quanto innegabilmente vero, è dimostrato dal fatto che, nella legislatura che si avvia alla fine, i cambiamenti di partito sono stati  501 ed hanno riguardato 324 parlamentari. E soltanto lo scemo del villaggio può credere che ci siano state 501 crisi di coscienza su meno di mille parlamentari. Il fenomeno è talmente disgustoso che i giornalisti l’hanno spesso denominato transumanza. Una pratica che il dizionario definisce: migrazioni stagionali del bestiame. Con l’unica differenza che quelle dei politici avvengono tutto l’anno.
In realtà, noi viviamo in un mondo in cui le vere crisi di coscienza sono rare, anche perché le stesse coscienze, almeno in Italia, non si notano molto. Senza dire che in questo ultimo scorcio di legislatura  non abbiamo ancora finito di assistere allo sconcertante spettacolo. Con Renzi in perdita di velocità, e Alternativa Popolare in liquidazione, chissà a che numero arriveremo, prima della fine. 
Sembra un malvezzo inarrestabile, e tuttavia, ragionando pragmaticamente, il rimedio esiste. Se la causa del male è l’interesse, basta togliere l’interesse al cambio di casacca. Bisogna soltanto cambiare l’art.67 della Costituzione. L’unico provvedimento efficace è rendere poco conveniente ed anzi costoso il cambio di casacca.  L’eletto non deve poter passare dal partito del diavolo al partito dell’acqua santa, o viceversa, ricevendo per giunta un premio. Si pensi al caso di Alfano – dispiace dirlo – che addirittura ha mantenuto la titolarità dei più importanti dicasteri.
Nessun parlamentare deve poter essere utile, col suo voto, alla formazione di arrivo. Perché spesso questa formazione è invisa agli elettori che lo hanno mandato in Parlamento, e la cosa squalifica lo stesso sistema democratico. Il Parlamento deve mantenere una configurazione invariabile rispetto a quella uscita dalle urne. E soltanto un provvedimento che punisca i traditori, invece di premiarli, può ottenere questo risultato.
Come si vede, non si tratta di introdurre il vincolo di mandato, vincolo che ridurrebbe il parlamentare al rango di “nuncius”. Si tratta di ricordare ai deputati e ai senatori che, se non sono d’accordo con una certa politica o con il voto per una certa legge, nessuno gli impedisce di votare contro, e soprattutto di dimettersi. Se non fanno né l’una né l’altra cosa, è segno che in loro l’interesse alla possibile rielezione (e, sul momento, alla paga di parlamentare) prevale sulla loro coscienza. 
Le altre proposte sono chiaramente inefficaci. Fare appello alla correttezza e alla coscienza dei parlamentari è come parlare ai sordi. Fare appello ai grandi capipartito, raccomandando loro di non accettare fra le loro file i transfughi, sarebbe anche questa una perdita di tempo, perché anche loro sono guidati dall’interesse. O la coscienza civile dei politici è afona, o i politici non hanno orecchie per ascoltarla. Ma questo l’avevamo già capito.
Gianni Pardo, pardonuovo.myblog.it
23 luglio 2017 




permalink | inviato da giannipardo il 23/7/2017 alle 11:59 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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