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POLITICA
14 luglio 2017
IL SENSO DEL REALE IN POLITICA
È concepibile che uno che ha spesso definito il comunismo una malattia mentale possa dispiacersi per i problemi della sinistra? No. Ma inconcepibile non è sinonimo di impossibile. Perché la realtà non tiene conto di ciò che noi concepiamo. Senza dire che i guai della sinistra sono anche guai dell’Italia.
Questa parte del nostro panorama politico è in questo momento dilaniata da un dilemma tanto semplice quanto assurdo: disunita perde, ma per unirsi deve accettare Renzi come capo e alcuni degli interessati in questo momento preferiscono perdere ed essere emarginati, che subire il sorriso del giovanotto. Ecco perché il tentativo di Pisapia sembra senza speranza.
Che Renzi non sia simpatico è comprensibile, ma potrebbe essere eccessivo che lo si odi al punto da preferire la morte politica piuttosto che concedergli un successo. Purtroppo, in questa analisi, non si può assolvere lo stesso Renzi il quale, nella sua visione autocratica del potere, è disposto a correre l’alea di un insuccesso, pur di non concedere spazio ad altri. E infatti tratta male Pisapia, Prodi, e chiunque proponga la pace. Il risultato è quello che vediamo.
I commentatori parlano di una possibile seconda scissione del Pd e della trasformazione di ciò che resterà di quella formazione in PdR, Partito di Renzi. Ma quale percentuale avrebbe un partito percepito come di centro, eppure con tanti ex comunisti dentro? Il rischio è quello di riuscire a distruggere la sinistra senza creare un movimento di dimensioni altrettanto grandi.
La sinistra, fino a qualche decennio fa, era la formazione più seria e più ideologicamente motivata. Oggi non è più né seria né ideologicamente motivata. Il PdR, nella misura in cui esiste, è un comitato elettorale a favore di Renzi. Il Mpd, cioè i fuorusciti del Pd, non potendo dire che il loro unico programma è quello di distruggere Renzi, parlando di reintrodurre l’articolo 18 e di risolvere i problemi economici dell’Italia contraendo ulteriori debiti (loro li chiamano “investimenti di Stato”) quasi che i creditori fossero obbligati dal Destino a farci credito indefinitamente.
Renzi avrebbe dovuto capire che chi si fa troppi nemici finisce inevitabilmente male e che la dittatura non va bene neppure in un partito. I suoi avversari avrebbero dovuto ricordare che le scissioni dànno praticamente sempre un pessimo risultato e che è sempre meglio combattere dall’interno un capo inviso che condannarsi all’irrilevanza. Soprattutto se quel capo continua a farsi dei nemici. Per non dire che comunque è sempre meglio vincere con un leader insopportabile che perdere da soli.
Ma non è che gli altri partiti stiano poi tanto meglio. Il partito di Grillo è una barzelletta che non fa ridere, e potrebbe provocare disastri, in base al noto principio che fa più danni un imbecille che un delinquente. Dopo un’esperienza triennale, il M5s avrebbe dovuto arrendersi all’evidenza: da soli non si arriverà mai al governo, soprattutto se si esprime un programma fumoso, inafferrabile e, per quel po’ che si comprende, disastroso. Tanto che, se ancora ci fosse stato l’Italicum, in caso di ballottaggio fra il M5s e qualunque altro partito, vincerebbe qualunque altro partito. È realismo, questo?
Il centrodestra appare poco credibile. Berlusconi è ancora la figura più seria, ma sta per compire ottantun anni e nessuno è eterno. Che ne sarà, di quella formazione, se lui scompare? 
Il centrodestra attualmente viene dato, se non vincente, almeno piazzato, ma tutto dipende da un interrogativo: si presenterà unito o inciamperà sulla futile questione del leader? Salvini come può pensare di competere con Berlusconi, o anche, lasciando da parte Berlusconi, come può credere che voterebbero entusiasticamente per lui i milioni di moderati del centrodestra? Ha scelto di coltivare l’estremismo e non può pretendere che ciò che è estremo stia al centro. Neanche l’etimologia lo permette. 
Forse sbaglierò, ma Berlusconi non può lasciargli la leadership non tanto perché voglia tenersela, quanto perché teme che sia dannosa per il centrodestra. Se Angelino Alfano non avesse sofferto della malattia della poltrona, ed anche dell’infedeltà finiana, sono convinto che il Cavaliere gli avrebbe volentieri ceduto lo scettro. Ma anche Alfano manca di senso del reale e i fatti glielo confermeranno, come l’hanno ampiamente confermato a Fini.
Come se non bastasse, malgrado decenni di esperienze di senso contrario, il Paese è ancora convinto che la soluzione ai nostri gravissimi problemi passi dalla mentalità di sinistra, dal contrarre ancora debito, dalle teorie di Keynes e dalle mosse avventate. Se i nostri governanti mancano di senso del reale, non è che noi italiani ne abbiamo in chissà quale quantità. Cosa che del resto conferma il più spietato dei detti: ogni Paese ha il governo che merita.
Gianni Pardo, pardonuovo.myblog.it
14 luglio 2017




permalink | inviato da giannipardo il 14/7/2017 alle 9:47 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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