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POLITICA
12 luglio 2017
COME STARA' L'ITALIA FRA UN ANNO?

Nella primavera del 2018 si avranno le elezioni politiche, e mai il risultato delle urne e il futuro della nazione furono tanto incerti. Non soltanto è probabile che nessun partito otterrà la maggioranza assoluta per guidare il Paese, ma non è nemmeno sicuro che due dei grandi partiti, o perfino due grandi  coalizioni, mettendosi insieme, abbiano un numero sufficiente di seggi per votare la fiducia al governo. 
Tuttavia, a ben guardare, non c’è motivo di essere pessimisti. Non per fiducia nelle istituzioni, e men che meno nella classe politica che andrà in Parlamento, ma esattamente per la ragione contraria. L’Italia è il Paese che, nel 1940, prima ha dichiarato la guerra ad una Francia già militarmente sconfitta, e poi, appena tre o quattro anni dopo, all’alleata Germania, anch’essa militarmente sconfitta, e colpevole di non aver vinto. A giudicare dai precedenti storici, sembriamo non avere la minima preoccupazione di morale, o di “faccia”, come direbbero i giapponesi. Il nostro superio è in vacanza da molti decenni, forse secoli. Dunque, riflettendo sul passato, possiamo essere ottimisti sul futuro.
La commedia ebbe inizio quando, nel 2013, le elezioni non produssero una maggioranza. In questi casi – come è avvenuto in Spagna – si procede a nuove elezioni ma – questo è il punto – “accà nisciùn è fess”. Andando a nuove elezioni, chi dice che i parlamentari saranno gli stessi? Ché anzi, se si va di nuovo alle urne, è proprio perché si spera che saranno eletti altri parlamentari, con altre maggioranze, magari capaci di dar vita a un governo. Dunque gli interessati, sempre in base al principio che accà fisciùn è fess, si dicono che il primo imperativo non è governare il Paese, ma non andare a casa. E per ottenere questo risultato sono disposti a votare a favore del governo, da chiunque costituito e appoggiato da non importa quali partiti. Franza o Spagna, purché se magna. Dunque da quel fatale anno abbiamo avuto tre governi, nessuno corrispondente ai risultati  delle elezioni, ma tutti e tre infrangibili. Un mare di berlusconiani, eletti da votanti sicuramente anticomunisti, abbandonano il Cavaliere per sostenere il governo degli ex comunisti. Come ha scritto Leo Longanesi, “La nostra bandiera nazionale dovrebbe recare una grande scritta: ‘Tengo famiglia’ ”. Con questo livello di moralità, c’è da stupirsi che non ci sia un maggior numero di omicidi per rapina.
Ma non ogni male viene per nuocere. Come si dice in inglese, ogni nuvola ha un bordo d’argento. Non c’è nessuna ragione perché i parlamentari eletti nel 2018 siano più morali di quelli eletti nel 2013. Dunque dalle urne, nel 2018, uscirà un Paese ingovernabile. Ma sarà governato lo stesso, perché neanche quei parlamentari vorranno andare a casa. Senza la pensione da deputati o senatori? Ma non scherziamo.
Naturalmente delle Camere costituite per tanta parte da soldati di ventura non potranno che esprimere un cattivo governo. Questa non è certo una previsione azzardata. Ma, anche in questo caso, operano in senso contrario un paio di considerazioni. I governi del passato non sono stati certo ottimi, e sarà difficile notare la differenza; in secondo luogo, data la crisi e la dipendenza dall’Europa, gli spazi di manovra sono limitati, perfino quelli per fare sciocchezze; infine dobbiamo sperare che non si abbia nessun avvenimento esterno che peggiori ulteriormente la nostra situazione, ben al di là della nostra capacità di manovra. 
Si parlerà certo molto del problema dei migranti, ma abbiamo finalmente saputo che siamo noi stessi la causa dei nostri guai, essendoci volontariamente impegnati a ricevere  nei nostri porti i migranti, da chiunque raccolti. E probabilmente l’abbiamo fatto non per generosità ma per un atto di furbizia (ottenere il permesso di fare ulteriori debiti) o per un atto d’insicurezza: non essendo certi della bontà delle nostre ragioni, e temendo sempre che gli altri ci giudichino male (come così spesso hanno avuto occasione di fare) ci siamo sempre dimostrati europeisti entusiasti, e siamo stati pronti a mettere la firma sotto qualunque contratto che ci danneggiasse, ma ci facesse apparire i primi della classe. Un esempio su tutti: perché abbiamo firmato un “fiscal compact” (forse a Londra dicono “patto fiscale”), che non saremo mai in grado di onorare, e ci mostrerà ancora una volta incapaci di tener fede agli impegni? Un futuro governo, persino a guida grillina, potrà essere peggiore di quelli del passato?
Il bello del pessimismo è che non ci fa rischiare delusioni.
Gianni Pardo, pardonuovo.myblog.it
12 luglio 2017




permalink | inviato da giannipardo il 12/7/2017 alle 6:11 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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