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POLITICA
10 luglio 2017
LA TURCHIA: UN NUOVO CALIFFATO?
Un articolo di Lorenzo Cremonesi(1) dà conto della battaglia dei curdi per riconquistare Raqqa, la capitale del cosiddetto Califfato. Anche senza sapere a chi riconsegnarla. Gli americani – divenuti attivi dopo la fine dell’era Obama - li sostengono vigorosamente e a naso può dirsi che Raqqa non ha speranze. Non soltanto la città cadrà. ma la cosa confermerà che per un califfato come quello di Al Baghdadi non c’è posto.
Il califfato è un regime in cui potere civile e potere religioso sono unificati, e la cui struttura portante è il Corano. Si tratta di un tipo di Stato in cui la democrazia, la parità fra uomo e donna, i diritti civili e tutti i principi di uno Stato moderno sono assolutamente inconcepibili. La sua mentalità è quella del Settimo Secolo dopo Cristo.  Che un simile dinosauro possa esistere nell’epoca attuale potrebbe sembrare azzardato ma – come dicevano gli scolastici – ab esse ad posse valet illatio, se una cosa esiste, è anche possibile che esista. E lo Stato Islamico è già durato un paio d’anni.
Il califfato sopravvive imponendosi con la forza. E se questa forza la esercita senza scrupoli, può durare a luvgo. Se Stalin fosse stato immortale, la Russia sarebbe ancora oggi  sovietica e dominata da lui. Sono le dittature moderate che hanno vita breve. Durano invece decenni le dittature sanguinarie, quelle in cui si è eliminati soltanto per aver respirato contro tempo oppure, come nell’antica Siracusa, per aver sognato di uccidere il tiranno -. Da Lenin a Gorbaciov sono passati circa settant’anni.
L’errore fondamentale di al Baghdadi non è stato dunque di concepire un califfato ma quello di non dominare già uno Stato di dimensioni e forza imperiali. Il califfato, dal momento che prevede l’unione di potere civile e potere religioso su tutti i Paesi di religione musulmana, è istituzionalmente nemico di ogni potere già costituito. In tanto può instaurarsi, in quanto esautori il potere esistente; e ovviamente tale programma non può che allarmare tutti i Paesi in cui prevale la religione islamica. E infatti contro il Daesh si sono alleati sunniti e sciiti, curdi e turchi e perfino (da che pulpito!) sauditi e iraniani. 
Al Baghdadi ha assurdamente sognato di creare un califfato sul territorio altrui, e da quel momento si è condannato a perdere. Come dice il proverbio, molti cani sono la morte della lepre. Ma, se non “nella Siria e nel Levante”,  dove potrebbe sorgere un califfato? 
In generale, un Paese sufficientemente sviluppato e colto il tentativo di instaurare un potere oscurantista potrebbe provocare una reazione di rigetto, prima della popolazione e poi delle forze armate. Si pensi all’Egitto. Potrebbe invece costituire una sede appropriata  un Paese arretrato e fanatico come l’Afghanistan; ma anche se riuscisse nell’impresa all’interno dei suoi confini, quella nazione è troppo piccola e t periferica,  per aspirare a costituire il califfato universale.
Curiosamente, una possibilità si avrebbe in un Paese avanzato, dal punto di vista culturale,  tecnologico e militare, quale la Turchia.  Un dittatore fanatico come Erdogan potrebbe infatti servirsi del potere assoluto per imporre il regime religioso. E tuttavia avrebbe delle difficoltà: perché egli stesso non è un’autorità religiosa. Dunque dovrebbe o passare la mano a qualcun altro, oppure creare uno schema in cui l’autorità religiosa è sottoposta a quella laica. E l’ortodossia sarebbe azzerata. Inoltre quel leader poggia su una base malferma, perché il Paese ha tradizioni democratiche pluridecennali. È stupefacente che dopo novant’anni di kemalismo, i turchi (quanto meno quelli dell’Anatolia profonda) siano ancora tanto bigotti da rinunciare, per la religione, alla libertà e ai vantaggi del mondo moderno. Non dimentichiamo che all’arrivo di Erdogan tutti i cittadini viventi erano nati e vissuti in democrazia. Non è dunque inverosimile che, dopo quel golpe pro-islamico da operetta (forse organizzato dallo stesso Erdogan per impadronirsi del potere) non ce ne sia uno serio per recuperare la democrazia kemalista. È impossibile che, da un giorno all’altro, siano improvvisamente spariti tutti coloro che avevano sentimenti laici, democratici e repubblicani. A Istanbul, ieri, ne abbiamo comunque visto un milione tutti insieme. Per non parlare dell’eterno, estremo rimedio del tirannicidio. Un nuovo von Stauffenberg, disposto a sacrificare anche sé stesso, potrebbe liberare la Turchia.
E pensare che ci si chiedeva se ammettere la Turchia nell’Unione Europea. Sono passati pochi anni, e ora si può discutere se quel Paese possa divenire un califfato.
Gianni Pardo, pardonuovo.myblog.it
9 luglio 2017 
http://www.corriere.it/video-articoli/2017/07/08/dentro-raqqa-capitale-califfo-ventenni-curdi-che-sfidano-fuoco-dell-isis/ac034e72-6401-11e7-87e3-ee600ad1b24a.shtml#




permalink | inviato da giannipardo il 10/7/2017 alle 8:56 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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