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POLITICA
5 luglio 2017
LO IUS SOLI E IL VOTO DI FIDUCIA
Il Parlamento si appresta a votare la legge sullo ius soli (la cittadinanza a chiunque nasca sul territorio italiano) e la maggioranza degli italiani - come del resto, a quanto dicono, la maggioranza del Parlamento, è contraria. In queste condizioni, il risultato della votazione dovrebbe ovviamente essere negativo. Come potrebbe mai passare una legge che non vogliono né il popolo italiano né i suoi rappresentanti? Eppure può essere votata. Basta porre la questione di fiducia.
Ecco il meccanismo. Il governo dice: “Questa è una legge cui tengo tanto che, se mi dite di no, me ne vado e bisognerà formare un nuovo governo. In questo modo però lascereste il Paese senza una guida in un momento di particolare crisi (è sempre un momento di particolare crisi) e se non si riuscisse a formare un nuovo governo, dal momento che non avete completato il tempo minimo, andreste a casa senza pensione”. Naturalmente i deputati e i senatori, posti dinanzi ad una simile alternativa, magari imprecando votano la fiducia al governo. È con questo marchingegno che abbiamo avuto tre governi (quello di Enrico Letta, quello di Matteo Renzi e quello di Paolo Gentiloni) privi di maggioranza, e sostenuti da una marea di transfughi interessati innanzi tutto a non perdere il seggio e la pensione. Campioni imbattuti, in questo, Angelino Alfano e soci. Ed è ancora con questo sistema che Renzi ha coraggiosamente realizzato le sue più importanti e controverse riforme. Se è incappato nel referendum, è semplicemente perché non si possono mandare a casa gli italiani.
La prima domanda è: è lecito usare uno strumento previsto dalla Costituzione per realizzare una cosa contraria alla Costituzione, cioè votare leggi contro la volontà del popolo sovrano? La risposta è sì, ma bisogna precisarla.
In diritto si parla di lettera della legge e di spirito della legge. La prima è costituita dalle parole stesse della disposizione, mentre il secondo è lo scopo che la legge persegue. Sicché è un bel problema, quando le due cose sono in conflitto. 
Ammettiamo che un uomo d’affari concluda un contratto con un collega, stabilendo una grossa caparra penitenziale, perché – da notizie riservate – gli risulta che in capo all’altro sta per abbattersi una tempesta finanziaria, sicché non potrà onorare quel contratto e gli dovrà restituire la caparra raddoppiata. A termini di legge, egli ha diritto a quella somma. Ma moralmente? Per vedere quanto riprovevole sia questo comportamento basta chiedersi: se avesse stipulato quel contratto con suo figlio, che cosa penseremmo, di lui?
Nello stesso modo, il governo dovrebbe porre la questione di fiducia quando reputa che l’approvazione di quella legge sia essenziale per il bene del Paese, e non per corrispondere all’ideologia della maggioranza del partito dominante, anche se quell’opinione è minoritaria nel Paese. Nel caso del voto di fiducia per lo ius soli si fa cosa  giuridicamente lecita ma contraria allo spirito della legge. Infatti l’approvazione dipenderebbe non dalla fiducia nel governo o nella bontà della legge proposta, ma dalla paura di perdere dei vantaggi personali. Quel voto di fiducia somiglierebbe ad un ricatto tanto quanto la caparra penitenziale dell’esempio somigliava ad una truffa.
In queste condizioni, per prima cosa bisognerebbe gridare alto e forte che il governo va contro lo spirito della legge. Ma questo non farebbe impressione a nessuno, l’intero Paese c’è abituato. Poi bisognerebbe chiedersi che cosa si potrebbe fare per sventare il ricatto.
Una risposta – se c’è - dovrebbero darla i costituzionalisti. Già qui si potrebbe azzardare una soluzione: che avverrebbe se deputati e senatori contrari (anche quelli che, non appartenendo alla maggioranza dichiarata, hanno votato le precedenti questioni di fiducia soltanto per non andare a casa) facessero mancare il numero legale tante volte quante volte fosse proposta la questione di fiducia?
Naturalmente, il marchingegno funzionerebbe se veramente il Parlamento fosse in maggioranza contro il provvedimento. Perché diversamente, se il governo disponesse realmente della maggioranza dei votanti, questa maggioranza, ove fosse tutta presente, costituirebbe già la metà più uno (o più) dei parlamentari, e sarebbe autorizzata a votare da sola la fiducia. Inoltre ci sarebbe comunque da temere il “tradimento” di coloro che, non fidandosi dei colleghi all’opposizione, si presentassero lo stesso in aula, sia pure per votare contro, ma assicurando così il numero legale al governo e il seggio a sé stessi. 
Forse, in sintesi, non c’è speranza. Con la minaccia di mandare i parlamentari a casa, il governo può ottenere qualunque legge. 
Ciò significa che da un canto probabilmente dovremo sorbirci lo ius soli, e d’altro canto che tutte le riforme che non sono state votate non lo sono state perché i governi non si fidavano neppure della loro maggioranza.
E siamo in mano a questa gente.
Gianni Pardo, pardonuovo.myblog.it
5 luglio 2017




permalink | inviato da giannipardo il 5/7/2017 alle 10:53 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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