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POLITICA
27 maggio 2017
PIOVE, MA IL GOVERNO È INNOCENTE
Su pardonuovo.myblog.it un articolo sulla progressiva disaffezione riguardo alla democrazia, e sulle cause del fenomeno. 
Un lunghissimo articolo di Stratfor, 0526, a firma di Jay Ogilvy ed altri,  sostiene che la democrazia, in progresso – come diffusione e plauso – fino al 1950, da qualche tempo sembra essere in ritirata. Alcuni Paesi che prima erano democratici non lo sono più, ed esistono molte tracce di insoddisfazione. La cosa è in particolare dimostrata dal sorgere di tanti partiti populisti, “antisistema”. Riguardo al perché del fenomeno, Larry Diamond, fondatore del Journal of Democracy, ha scritto: “Perché la libertà e la democrazia sono state in regresso in molti Paesi? La risposta più importante e pervasiva è, in breve: cattiva governance”. Governance, in inglese, è un sinonimo di governo ma (a mio parere) con l’accento sul genere di politica attuata da quell’organo.
L’articolo, volendo spiegare il fenomeno, parla minutamente di globalizzazione, migranti, populismo e disuguaglianze, ma forse è lecito considerare più significativa la sintesi di Diamond. Infatti, se le cause sono molteplici, come mai la gente, invece di prendersela con queste cause, se la prende col governo e in definitiva con la democrazia? Il fenomeno nuovo è l’idea che il governo sia onnipotente, tanto da avere avuto il merito della passata “ricchezza”, ed il demerito dell’attuale indigenza. Ed è di questo errore che si deve prendere coscienza. 
Anche quando il governo ha mal governato, anche oggi – se si reputa che governi male – non bisogna dimenticare che ciò ha fatto e fa in linea con i desideri degli elettori. In democrazia i cittadini non possono pretendere che il governo faccia il loro bene contro il loro parere. Si dirà che è ciò che un padre assennato fa per i propri figli, ma un padre non è tale perché eletto, e non può decadere dalla sua carica. Il governo non è nostro padre. Dunque non rimane che esaminare lo sviluppo storico dei fatti che hanno condotto alla situazione attuale.
Come conseguenza dell’accelerazione del progresso tecnologico, a partire dalla metà del XX Secolo la vita quotidiana di centinaia di milioni di persone è cambiata. Prima della guerra pochi ancora avevano il telefono e nessuno o quasi aveva l’automobile; dopo, tutti hanno avuto non soltanto l’automobile e il telefono, ma anche il frigorifero, la lavatrice, e infine l’aria condizionata e perfino la lavastoviglie. Naturalmente, per ottenere tutti questi beni, è stato necessario lavorare duramente, ma gli adulti che già avevano vissuto prima della guerra, erano abituati a lavorare molto e ad ottenere poco. Purtroppo, col tempo, da un lato gli incrementi di prosperità sono stati sempre minori, dall’altro i cittadini hanno voluto lavorare sempre meno e avere vantaggi sempre maggiori. Ed è già questa una prima causa di insoddisfazione.
In tutto ciò si è inserita l’azione dei governi democratici. Essi sono stati felici sia di intestarsi il merito dei successi (che invece toccava alla tecnologia) sia di approfittare della nuova ricchezza per spendere sempre di più, assumersi sempre più compiti, e dirigere in ogni aspetto la vita dei cittadini. Fino a convincerli che la loro realtà dipendeva – e dipende – più dall’azione dei governi che dalla loro propria. Fino a sognare, con i populisti, che si possa avere il diritto di non lavorare e vivere a spese dello Stato per aver fatto lo sforzo di nascere nel posto giusto: si chiama reddito di cittadinanza.
Naturalmente una simile assurda convinzione non poteva che scontrarsi con la realtà. Al naturale rallentamento dell’economia, alla gravità dei problemi e delle restrizioni poste dall’enorme debito pubblico creato dagli Stati negli anni della follia ottimistica, si è aggiunto il sentimento che, come prima era stato merito dei governi la prosperità, ora fosse colpa loro se si rimaneva senza lavoro, se lo Stato dava sempre meno, se insomma la democrazia non somigliava più al Paese di Bengodi degli Anni Sessanta e Settanta. 
Questa perniciosa illusione ha radici così profonde, nella società, da essere divenuta un luogo comune, anzi, una tale indiscutibile ovvietà, che neanche le smentite più evidenti riescono a scalfirla. All’incirca da dieci anni, l’intera Europa Occidentale è in preda ad una grave crisi, e non riesce ad uscirne. A questo punto una persona di buon senso si chiederebbe se non ci sia qualcosa di sbagliato nel nostro modello economico-sociale; e invece la grande massa dei cittadini - e indistintamente tutti i mezzi di informazione - reputano che tocchi ai governi risolvere  il problema, e – vedrete! – un giorno o l’altro ci riusciranno. Poi, visto che non ci riescono, dànno il torto del malessere ai politici – tutti inetti – e alla democrazia,  incapace di mantenere le promesse.
Il difetto della nostra società democratica nasce da quella visione di una “vita facile” che si è affermata negli anni della prosperità e del progresso economico. Se l’auto va molto bene, lo sciocco pensa che sia inutile curare la manutenzione dei freni e cambiare l’olio alla scadenza, e magari che sia possibile sovraccaricare la vettura di pesi e agganciarle un rimorchio. Soltanto quando l’automobile si ferma e non ne vuole più sapere d’andare avanti, ci si pone il problema: che cosa diamine le è successo? Che errore ha commesso l’autista? Mentre è innocente. O - più esattamente - è colpevole di avere corroborato l’idea che sarebbe andata sempre bene anche senza occuparsi del veicolo. 
La realtà è vendicativa.
Gianni Pardo, pardonuovo.myblog.it




permalink | inviato da giannipardo il 27/5/2017 alle 9:11 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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