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POLITICA
19 marzo 2017
LA PERSONALITA' DEL TERRORISTA
Se abbiamo difficoltà ad apprezzare i colori e i riflessi di alcune livree dei serpenti, è perché in quei rettili vediamo un pericolo e non pensiamo ad altro. Analogamente, il disgusto per la violenza esercitata a tradimento contro degli innocenti, può indurre una sorta di rifiuto di comprendere chi commette quelle stragi. Quasi che “comprendere” corrispondesse ad “assolvere”.
Per studiare gli attentatori e i terroristi si può partire non dal crimine, ma dall’estremità opposta: dall’uomo tranquillo, in pace con la propria coscienza, che vive in una situazione socialmente normale. Un individuo soddisfatto di sé che non soltanto non farebbe mai del male a sé stesso, ma sarebbe molto dispiaciuto se capisse che gli altri lo giudicano severamente. Il singolo si integra bene nella società ed è fiero di farne parte. Quando questa posizione si accentua, si ha il conformista: qualcuno che è tale perché la società apprezza i conformisti, e lui soffrirebbe troppo all’idea di essere disapprovato.
Il ribelle, l’anarchico, il terrorista hanno invece personalità del tutto opposte. Per cominciare, non sono ben inseriti nella società. E purtroppo, per inconscia legittima difesa, rigettano su di essa la colpa di questa disarmonia. È il mondo, non loro, ad essere sbagliato. Il ribelle si mette in contrasto col superiore, e poi biasima il superiore per i problemi che gliene nascono. Odia la polizia perché rappresenta l’autorità e perché, se attaccata, usa il manganello. Insomma l’emarginato adotta un comportamento che gli confermi in modo eclatante il pregiudizio da cui è partito. È un infelice. A volte uno sbandato senza arte né parte. Uno che odia gli altri ed anche sé stesso. È l’unico “giusto” in un mondo di “sbagliati”, ma è un “giusto” che vive troppo male. 
Nel caso del terrorista, queste caratteristiche arrivano al massimo livello. Per sfuggire alla solitudine, i disadattati cercano i loro simili e sono portati ad aderire a tutte le teorie che condannano il mondo com’è. In particolare sono responsabili i dirigenti, ritenuti la causa della situazione sociale, senza capire che essi ne sono soltanto l’espressione. Gli anarchici cercano di uccidere il re, odiano lo Stato ed ogni forma di autorità. Non vogliono un re diverso, vogliono eliminare la monarchia. Non vogliono migliorare lo Stato, vogliono abolirlo. L’ideale è essere tutti uguali, perché così finalmente essi non saranno degli inferiori.
Da questa situazione soggettivamente tragica, dalla disistima che si legge negli occhi del prossimo, dall’odio di sé generato da un’esistenza conflittuale, nasce per questi poveri soggetti la disperata ricerca di una soluzione.
Un serio psichiatra cercherebbe di fargli capire che l’errore è dentro di loro. Se mordono gli altri, come stupirsi che gli altri li mordano? Perché non provano a sorridere? È inutile condannare i guadagni del ginecologo: loro si sono forse laureati in medicina? Hanno provato a smettere di reputare sufficiente titolo di nobiltà il sentirsi diversi dagli altri e dunque superiori?
Ma il terrorista non va dallo psichiatra e questa strada non può intraprenderla: dunque è tentato dall’idea di un riscatto che passa attraverso il massimo danno per il nemico, al massimo prezzo per sé stessi. In un sol colpo l’emarginato dimostrerà quanto il nemico sia degno di essere schiacciato, e quanto generoso sia il proprio animo: infatti a questa esigenza di giustizia sacrifica la sua stessa vita. In questo modo finalmente potrà non vedersi più come un fallito, sarà un eroe e nel frattempo si libererà dal male di vivere.
È una visione paranoide, in cui l’unico giudizio fondato sulla realtà è la sotterranea disistima di sé. Una disistima così profonda, da rendere l’individuo spendibile ai suoi stessi occhi. Pur di smentirla. Il ragazzo timido, che tutti prendevano in giro, un giorno torna a scuola armato, fa una strage e alla fine si uccide. Il bruco si è trasformato in farfalla. Il vile era un eroe. Il timido era un violento e il nano era un gigante. E infatti ora ne parlano tutti i giornali. La sola deliziosa idea di questo quadro da contrapporre ad un’intera vita di frustrazioni, può spingere a commettere i peggiori misfatti.
Gianni Pardo, pardonuovo.myblog.it
19 marzo 2017




permalink | inviato da giannipardo il 19/3/2017 alle 11:19 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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