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POLITICA
26 agosto 2016
IL DITO NAZIONALE
Ogni società ha dei problemi, veri e grandi, che sono evidenti soprattutto nelle democrazie. In esse infatti la gente - convinta com’è che il governo sia espressione della sua volontà e dunque debba servirla - non si priva certo di esprimergli i propri desideri e le proprie insoddisfazioni, moltiplicando quei problemi all’inverosimile. Come se non bastasse, la stampa approfitta della sua libertà per dar voce e colore a quei problemi, amplificandoli anch’essa. Dice di farsi interprete della volontà e dell’indignazione dei lettori ma soprattutto cerca di incrementare il numero delle copie vendute.
Tutto ciò fa sì che si viva in una realtà tremendamente drammatica. Per così dire, accanto alla commedia, alla tragedia e al romanzo, è nato un nuovo genere “letterario”, a metà strada tra la lagna e l’accusa. Su tutta la nazione incombe un gigantesco Dito che indica quale sia il male da risolvere, chi abbia il dovere di risolverlo e chi abbia la colpa di non averlo risolto. Perché un colpevole si deve sempre trovare. Poi, mettendosi in verticale, il Dito docente spiega nei particolari in che consista il problema e come lo si possa risolvere. La soluzione non è nemmeno difficile, è soltanto che gli altri sono stupidi. 
Il Dito è intransigente e non soffre di dubbi. È sempre sicuro che ci sia un colpevole. È sempre pronto a indicare la direzione da imboccare. È sempre disposto a dare a tutti lezioni di etica, di giustizia, di generosità. E così la gente vive nella frustrazione di vedere che la classe politica non ha quel minimo di buona volontà che ci vorrebbe per seguire le indicazioni del Dito.
Molti artisti (ci sono perfino “le canzoni di denuncia”!) e tutti coloro che, a causa di una qualunque ragione di notorietà, si vedono mettere un microfono sotto il naso, reputano di adempiere un dovere pubblico denunciando i problemi e indicando il modo di risolverli. Basta fare questo, basta fare quello. Com’è che non ci avete pensato? O avete qualche sordido interesse per non fare il necessario?
 La caratteristica del Dito nazionale è infatti quella di essere nobile e disinteressato. Disinteressato anche della fattibilità concreta delle soluzioni indicate. Soprattutto si disinteressa della domanda: “Chi paga?”
A questo ignobile e fastidiosissimo quesito molta gente crede di potere rispondere: “Lo Stato”. Senza accorgersi che lo Stato non esiste. I soldi che l’erario può sborsare o sono presi a prestito (fino ad arrivare all’attuale tragedia del debito pubblico) o sono cavati dalle tasche dei contribuenti. In un caso come nell’altro, pagano i cittadini. Rispondere “lo Stato” è come rispondere “la tua tasca”.
Ma questo non è nemmeno il peggio. Quelli che parlano hanno almeno un’idea della materia di cui si occupano? Per esempio, in occasione del recente terremoto, si è detto ancora una volta che bisognerebbe “mettere in sicurezza tutte le case a rischio di crollo, in caso di terremoto”. Bene, si ha un’idea di quante sono? Si ha un’idea di quanto costerebbe, quel semplice “mettere in sicurezza”? Chiunque faccia un calcolo dovrà concludere che è impossibile. Non sarebbe meglio, prima di aprire la bocca e darle vento, vedere qualche numero? 
Ad ogni terremoto, si preferisce tornare a queste giaculatorie, e dare al governo il torto di non avere già fatto questo miracolo. Quando i critici di sinistra lo facevano contro Berlusconi, immaginavo che lo facessero in malafede, contro il nemico politico. Invece avrei dovuto capire che tanta gente è genuinamente stupida (o genuinamente in malafede) tanto da essere capace di dire le stesse bestialità anche contro un Primo Ministro del suo stesso partito. 
 Né più intelligente è parlare di impedire l’arrivo di migranti “aiutandoli a casa loro”. Si è calcolato quante sono le “case loro”? Si è calcolato quanto costerebbe? Si è per caso notato che l’Italia non è riuscita a trarre dalla sua arretratezza, non il Maghreb o il Sahel, ma il suo proprio Sud?
In tutte le direzioni, si parla continuamente di progetti irrealizzabili. La semplice domanda: “Ma quanto costa? E chi ci mette i soldi?” non è posta abbastanza spesso, e troppo raramente si tratta da imbecille chi propone finanziamenti fantasiosi.
Gianni Pardo, pardonuovo.myblog.it
25 agosto 2016




permalink | inviato da giannipardo il 26/8/2016 alle 8:59 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
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