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POLITICA
6 agosto 2016
PALESTINA: LA PACE A PORTATA DI MANO
Agli amici ho sempre raccontato della volta in cui un condomino, afflitto da complessi nei miei confronti, prima fece una proposta e poi, quando vide che ero d’accordo, votò contro. E questo, a mio parere, è il record del mondo dell’auto-disistima. 
Un’altra delle mie tesi è che, come gli individui possono avere dei complessi (anche se la parola è fuori moda), complessi possono avere intere etnie. Per esempio gli arabi in materia di sesso. 
Si possono combinare ambedue le osservazioni riguardo alla situazione che si ha in Palestina. I residenti nei Territori stanno infatti dimostrando di avere una pessima stima di sé e gravissimi complessi d’inferiorità. 
Come riferisce Frattini, sul Corriere(1), in occasione delle elezioni municipali, per sedurre i votanti, al Fatah ha pubblicato questo testo: “Abbiamo ammazzato 11 mila israeliani, abbiamo sacrificato 170 mila martiri”. Il giornalista si affretta a chiarire che si tratta di cifre largamente esagerate, ma – osserviamo – non per questo meno significative.
Il fatto che quelle cifre non siano vere dimostra che quel partito non ha nessun rispetto per la verità, e soprattutto nessuna stima dei futuri elettori. Nessuno infatti mente smaccatamente, se non è convinto che i destinatari siano tanto balordi da ingoiare anche le sciocchezze più evidenti. E comunque evidentemente non c’è una stampa capace di ridicolizzare l’avversario politico dimostrando l’evidente falsità dei dati forniti. 
Ma questo è il meno. Vantarsi di avere perso undici a centosettanta corrisponde a dire che un israeliano vale, come persona o come combattente, circa quindici arabi e mezzo. Che cosa si penserebbe dei tifosi di una squadra di calcio che, avendo questa perduto 15 a 1, festeggiassero per le strade?
Inoltre la vanteria, rispetto a quelle cifre, induce ad altri calcoli impressionanti. La popolazione di Israele è stimata oggi in otto milioni di abitanti, di cui il venti per cento arabi. Tolto questo venti per cento, più qualche altra piccola percentuale, rimangono ancora sei milioni di israeliani. Ora, dal momento che gli arabi sognano di distruggere Israele uccidendo tutti gli israeliani, se ne deduce che, pur di uccidere sei milioni di israeliani, sarebbero disposti a far morire (6x15,5) novantatré milioni di arabi. E allora Israele deve ringraziare Geova che la Palestina non contenga tanta gente. 
Fra l’altro rimane un problema: ammesso che l’efficacia militare dei palestinesi migliorasse al punto da arrivare alla “ratio” 1-1, invece di 15-1, se, per uccidere tutti gli israeliani, morissero sei milioni di palestinesi, poi chi andrebbe ad occupare l’attuale territorio degli israeliani?
Naturalmente, chi volesse difendere ad ogni costo i palestinesi, potrebbe obiettare che questo esercizio di sarcasmo è inutile. Anche gli slogan e le promesse elettorali che si sentono in occasione delle nostre elezioni non brillano per verità o per semplice verosimiglianza. Giusto. Ma, appunto, il quantum di idiozia, bugie o inverosimiglianza che si sente in questi casi misura la stima che i candidati hanno degli elettori. Se un candidato sindaco promette di lottare contro la disoccupazione – che è una balordaggine – crede che gli elettori siano capaci di ingoiare questa panzana. Ma non prometterebbe mai di abolire tutte le tasse e di rendere gratuite per tutti acqua, luce e telefono. Perché una simile promessa nessuno la berrebbe. 
Se dunque vogliamo considerare quella campagna elettorale di Fatah dal punto di vista sociologico, se ne ricava soltanto una conferma della campagna di odio cieco, irragionevole ed autolesionistico che impera in Palestina e in generale in tutti i Paesi musulmani dal 1947. Come se si dicesse da mane a sera: “Noi non vogliamo stare meglio, vogliamo che gli israeliani muoiano”. “Noi non vogliamo la pace, vogliamo la vittoria. E se non possiamo avere la vittoria, alla pace preferiamo la morte”. “Noi non vogliamo che i nostri figli vivano, se muoiono per uccidere degli israeliani, li dichiariamo martiri e siamo contenti”. E infatti una volta Golda Meir disse: “Noi avremo la pace quando le madri arabe ameranno i loro figli quanto le madri israeliane amano i propri”.
I dirigenti palestinesi non possono seriamente credere i discorsi da pazzi fatti dagli estremisti, ma certi concetti e certi slogan non sarebbero usati in una campagna elettorale se non seducessero il popolo.
In queste condizioni, chi vuole la pace in Palestina dovrebbe avere il coraggio delle proprie idee, e dire agli israeliani: “I vostri vicini palestinesi non vogliono uno Stato Palestinese accanto ad uno Stato Israeliano. Vogliono soltanto che voi moriate. Siate gentili, se amate la pace, suicidatevi tutti”.
Gianni Pardo, pardonuovo.myblog.it
6 agosto 2016
(1)http://www.corriere.it/opinioni/16_agosto_06/se-fatah-rivendica-israeliani-ammazzati-198d78c4-5b3d-11e6-bfed-33aa6b5e1635.shtml




permalink | inviato da giannipardo il 6/8/2016 alle 12:29 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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