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POLITICA
3 agosto 2016
PER L'AMERICA O PER IL MONDO
Angelo Panebianco sostiene(1) che l’Europa è costretta a tifare per Hillary Clinton perché ciò corrisponde ai nostri interessi. In queste elezioni americane, a suo dire, si contrappongono “americanismo” (cioè isolazionismo economico e politico) e “globalismo”, cioè il mantenimento degli impegni della Pax Americana, o Impero americano che dir si voglia. Con Donald Trump Presidente “Ci sarebbe ancora una grande potenza militare ed economica, non ci sarebbe più un ordine internazionale sostenuto e guidato da quella potenza”.
Innanzi tutto, stupisce che il politologo si occupi del tifo che si può fare in Italia, per l’uno o per l’altro candidato. Nelle partite di calcio in campo ci sono soltanto ventidue giocatori e l’arbitro, ma almeno questi ventitré uomini sentono gli urli, le ovazioni o i fischi delle migliaia di persone che assistono all’incontro. Nel caso delle elezioni americane, il nostro tifo pesa – come si dice – quanto il due di coppe quando la briscola è a spade. Dunque il problema è semplicemente frivolo.
Né vale la pena di occuparsi di quei politici italiani che “dopo avere criticato per tutta la vita la leadership mondiale degli Stati Uniti, oggi tifano apertamente per il mantenimento di quella leadership”, raccontando a sé stessi la favola che questa è una scelta di sinistra.  Panebianco giustamente li irride: “Non è una scelta di sinistra. È solo la scelta giusta”. Cioè corrispondente agli interessi europei.
Ma anche questo importa poco. Sarebbe più interessante delle reazioni europee e – peggio – italiane, rispondere a questa domanda: per l’America qual è la policy giusta, quella di Donald Trump o quella di Hillary Clinton? Soltanto poi ci si potrà occupare degli interessi europei.
Per chiarire la domanda, si può partire da un caso teorico: immaginiamo che l’attacco ottomano a Vienna non si sia verificato dal 1683 al 1699, ma sia in corso attualmente e che l’Europa rischi di essere invasa dai turchi. Gli Stati Uniti dovrebbero intervenire? La risposta non è ovvia.
Chi pensa che bisogna rispondere: “Sì, certamente” è una di quelle persone che, magari dopo avere ripetutamente criticato gli interventi degli americani in varie parti del mondo, assegnano serenamente a Washington il dovere di salvare la nostra civiltà. E questo è soltanto un pregiudizio. Magari condiviso da parecchi americani, e nondimeno un pregiudizio. Ogni Stato deve agire nel proprio interesse. La volta in cui agisce per motivi morali o comunque ideali, spendendo i soldi dei contribuenti e le vite dei propri soldati, commette un chiaro errore. Se l’impresa riesce, nessuno gliene sarà grato, e tutti presumeranno che quello Stato sia stato mosso dal proprio interesse. Se l’impresa non riesce, sarà anche peggio. Le uniche guerre giustificate sono quelle nel proprio interesse, sempre che siano necessarie. 
Un buon esempio di guerra sbagliata - ma è facile dirlo, decenni dopo - è quella del Vietnam. Gli americani l’hanno combattuta per impedire che il Sud-Est asiatico divenisse comunista e alla fine si sono rassegnati: quella guerra non potevano vincerla; e in questo senso l’hanno persa. Ma era una guerra giusta? Idealmente sì: e già per questo verso era sbagliata. Battersi per la libertà altrui, che stupidaggine. Ma era sbagliata anche praticamente, sia perché gli americani non l’hanno vinta, sia perché si è dimostrata non necessaria. Si pensava che il Vietnam comunista unificato potesse divenire la longa manus della Cina comunista e invece ne è divenuto subito un oppositore, e poi, nel corso del tempo, non sono più stati comunisti né il Vietnam né la Cina. Totalitari e dittatoriali sì, comunisti no. Comunque, la democrazia è un privilegio di pochi.
Panebianco dunque non si deve chiedere se sia nell’interesse dell’Europa la vittoria della Clinton o di Trump: si deve chiedere quale sia la politica giusta per l’America. Se Trump riuscirà a risparmiare molto denaro dei contribuenti ed eviterà di far morire dei soldati americani senza che l’America sia in pericolo, sarà un grande Presidente. Ma non potrà dimenticare che gli Stati Uniti sono un Impero, e non perché lo dicono i loro avversari di sinistra, ma semplicemente perché, di fatto, hanno interessi in tutto il mondo.  Se dunque non terrà sufficientemente conto di questi interessi, sarà un pessimo presidente.
Naturalmente vale anche il ragionamento speculare: se si eleggerà la signora Rodham e lei azzeccherà tutte le mosse, applausi. Se invece sbaglierà politica, rimpiangeremo Trump. Il resto è bla bla.
Nelle elezioni americane sono in ballo gli interessi dell’America. Soltanto. Le conseguenze per tutti gli altri, noi inclusi, vanno poste al rango della meteorologia. Nel caso, possiamo soltanto aprire l’ombrello.
Gianni Pardo, pardonuovo.myblog.it
2 agosto 2016
(1)http://www.corriere.it/opinioni/16_agosto_02/costretti-tifare-hillary-b4144c6c-581b-11e6-834e-2ef55a586913.shtml




permalink | inviato da giannipardo il 3/8/2016 alle 11:26 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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