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POLITICA
10 settembre 2014
CHI HA VINTO A GAZA
Alla fine di alcuni conflitti, non ci sono dubbi su chi abbia vinto e chi abbia perso: dopo la Terza Guerra Punica, di Cartagine non rimase pietra su pietra. Viceversa già Tucidide annotava, durante la guerra del Peloponneso, che dopo molte battaglie ambedue gli eserciti innalzavano il trofeo, cioè celebravano la vittoria. Nell'epoca moderna, soprattutto per la mitezza del vincitore, qualche dubbio è stato consentito per l'esito dell'intera guerra: da ciò nacque il revanscismo tedesco negli Anni Trenta, la Germania essendo rimasta intatta. L'Italia, addirittura, ha arditamente proclamato d'avere vinto la Seconda Guerra Mondiale. Agli anglo-americani si è arresa, all'evidenza no.
Nel caso dei vari conflitti arabo-israeliani, il problema è costituito dal fatto che i palestinesi reputano di avere vinto se sono morti cento dei loro e due israeliani. I capi di Hamas sono arrivati a sentirsi degli eroi vincenti perché disposti a far morire la popolazione civile pur di continuare a sparare razzi contro Israele. Con una simile bilancia nessuna pesata è affidabile e bisogna basarsi soltanto sui fatti. 
Il primo dato importante è che, da molti giorni a questa parte, i giornali non parlano mai di Gaza. Significa che da essa non è partito neppure un razzo verso Israele. È molto importante che la tregua sia rispettata, soprattutto se si pensa che un'altra tregua è stata prima accettata e poi violata da Hamas. Dunque Hamas non aveva molta voglia di deporre le armi: per settimane ha voluto dimostrare l'assurdo orgoglio di attaccare Israele nel momento stesso in cui faceva subire il peso di una severa punizione alla popolazione inerme ed innocente. Bisogna dunque capire che cosa è cambiato.
Israele si è resa conto che la precedente rappresaglia (Piombo Fuso, 2008-2009), determinata anch'essa dall'insistenza con cui da Gaza partivano razzi contro Israele, non ha impedito la ripresa di quei lanci. Dunque probabilmente stavolta non ha voluto una semplice replica: ha avuto l'intenzione d'impartire una lezione indimenticabile. I media occidentali, proni alla propaganda palestinese, hanno continuato a parlare di bambini morti (dimenticando le rampe dei razzi montate sui condomini) ed hanno ignorato che le estese distruzioni operate dagli israeliani devono essere state veramente impressionanti. Per quanto la popolazione non sia libera di esprimere la propria opinione, la stessa Hamas deve essersi resa conto che la misura era colma. Infatti alle celebrazioni per la "vittoria", se veramente Gaza fosse stata lieta dell'esito del conflitto, la folla sarebbe stata oceanica, mentre alla sfilata sono stati quattro gatti in servizio comandato.
Il secondo dato evidente è che, se Hamas ha accettato la tregua anche senza aver ottenuto nulla di ciò che aveva posto come condizione, è stato perché costretta. La sua sconfitta, evidente, è stata determinata dall'aver perso per strada molti amici. L'Egitto - che con Morsi  sembrava il suo protettore ed il suo entroterra naturale - con al-Sisi è divenuto nettamente ostile. Hamas infatti è un pericolo per ogni stato laico e minacciato dal terrorismo. Per trovare finanziatori, Gaza deve rivolgersi ad amici lontani (il Qatar, in particolare) e per armi all'Iran. Col problema, se l'Egitto non chiude un occhio, di come farle arrivare a Gaza. Tutto è divenuto più difficile.
È stata pure sfavorevole a Gaza la pessima pubblicità che gli integralisti musulmani fanatici le hanno fatto nel nord della Siria e in Iraq. Quello stesso Iran che, pur essendo sciita, era disposto ad aiutare i fanatici sunniti di Gaza quando "lottavano" contro Israele, nel momento in cui essi sono naturalmente alleati o simpatizzanti dell'Isis, sente che il suo primo dovere è quello di fermare l'estremismo sunnita. 
Spingendo Israele alla reazione, Gaza ha ottenuto soltanto migliaia di morti ed ingenti distruzioni che chissà quando potrà riparare. Ha dovuto rinunciare alle condizioni che poneva per accettare la tregua, perché ciò le ha imposto l'Egitto. Ha infine perduto il "diritto" di sparare razzi contro Israele, e dunque attualmente si può stabilire, con ragionevole certezza, che questo round è andato a Gerusalemme.
Del futuro non si può dir nulla. Se il prosieguo dei negoziati sotterranei condurrà ad una sostanziale smilitarizzazione della Striscia ed anche ad una sua apertura al resto del mondo, si sarà raggiunta la pace. Con grande vantaggio dei palestinesi. Se invece, fra qualche tempo, riprenderà il lancio di razzi verso Israele, tutto dipenderà dalla reazione di Gerusalemme. Se sopporterà pazientemente, come ha fatto in passato, potremmo esser ripartiti per un altro giro. Se invece rispondesse pesantemente e subito, il gioco passerebbe in mano ad Hamas, che dovrebbe scegliere se continuare, malgrado le morti e le distruzioni, o tenere al guinzaglio gli innamorati dei razzi che sognano di assassinare civili.
Gianni Pardo, pardonuovo@myblog.it
9 settembre 2014


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permalink | inviato da giannipardo il 10/9/2014 alle 9:29 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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