.

POLITICA
24 giugno 2012
ITALIA MAGGIORENNE, ITALIA MINORENNE
C’è una cosa che non si inventa: l’esperienza. Si può avere un bambino prodigio nel campo della musica, non si può avere un bambino prodigio nel campo della letteratura. Stranamente, lo stesso criterio vale per le nazioni. Non basta che un Paese faccia una rivoluzione per darsi un governo moderno e democratico: se non è maturo ricadrà nello stesso regime di prima. La regola è talmente valida che ci si può stupire di un caso opposto: gli Stati Uniti sono divenuti, dall’oggi al domani, una delle più grandi e stabili democrazie del pianeta ma, appunto, quelli che hanno dato vita alle istituzioni del nuovo Paese erano degli inglesi trapiantati. Franklin o Jefferson portavano con sé il bagaglio dell’esperienza britannica. Al punto che ancora oggi molte istituzioni – per esempio il bipartitismo e la giustizia penale – sono esattamente in linea con le istituzioni inglesi. E l’Italia, è matura - maggiorenne, per così dire - o no?
Secondo il prof. Angelo Panebianco (1) in questo campo noi italiani non abbiamo motivo di essere molto ottimisti. Sostiene infatti che all’Italia non converrebbe uscire dall’euro soprattutto perché è grazie all’esistenza di vincoli – derivanti dalla guerra fredda, dai trattati economici con l’Europa e comunque dalle necessità esterne – che essa ha vissuto accettabilmente. Egli non sembra nemmeno sicuro che diversamente la stessa democrazia sarebbe sopravvissuta. Dovremmo dunque tenerci strette le restrizioni comunitarie come un minorenne deve essere felice di avere un tutore. 
Le ipotesi del professore sono sconfortanti ma ciò non basta a definirle false. Esistono anzi molti sintomi allarmanti che sembrano confermare il peggio. Molta parte della legislazione repubblicana non è “da maggiorenni”. Le leggi sulla previdenza, sul lavoro, sul fisco, sull’amministrazione della giustizia, sulla prevenzione degli incidenti, e molte altre sono formulate senza grande considerazione per la realtà umana ed economica. Naturalmente poi non sono seriamente applicate - si pensi all’obbligatorietà dell’azione penale - e a volte, applicandole, si provocano problemi. 
Il nostro è un Paese in cui la bocciatura è vista come una cattiveria e la promozione come un premio morale; in cui si applaude ai funerali; in cui mentre i giovani sono trattati dai genitori come bambini fino a trent’anni, dall’altro lato gli si regala una maggiore età a diciotto anni che gli serve solo a giustificare da sé l’assenza per avere “bigiato”. La scuola, palestra della vita, è un disastro. Dal momento che ogni valutazione negativa è vista come una cattiveria, la cosa più razionale sarebbe dare ai neonati il titolo di dottore, insieme col codice fiscale.
E tuttavia dal quadro si potrebbero trarre conclusioni opposte. Se l’Italia è immatura è perché la storia le ha consentito troppo a lungo di farsi delle illusioni. E forse dovrebbe smettere di farsene. Se gli Alleati ci avessero trattati con la severità vendicativa che si può avere nei confronti di un Paese vinto, non potremmo raccontarci la favola di esserci liberati da noi stessi e di avere militarmente battuto i tedeschi. Se uscissimo dall’euro e fossimo preda di una drammatica crisi economica impareremmo che il pane non cade dal cielo; che il lavoro non fa schifo, nemmeno quando ci si devono sporcare le mani; che i figli non sono dei creditori a vita; che tutti devono preoccuparsi in tempo della propria vecchiaia; che ognuno deve essere responsabile di se stesso e della propria sicurezza. Non ultima traccia d’immaturità è la severità con cui gli italiani trattano la nostra politica e la nostra democrazia. Si aspettano da esse capacità intellettuali e virtù civiche che essi stessi non hanno: è il classico atteggiamento dei figli (immaturi) nei confronti dei genitori. Insomma, se imparassimo le mille cose che corrispondono all’essere adulti, saremmo diversi e migliori. 
L’Italia dovrebbe fare l’esperienza che rende uomini. I giovani che sopravvissero alla campagna di Russia non avevano nessun bisogno che qualcuno gli spiegasse il valore della vita, del pane, della sicurezza. E quelli che furono fatti prigionieri divennero tutti professori di “valore della libertà”.
Speriamo che l’Italia superi la crisi attuale. Speriamo che l’euro non scoppi e non ci imponga una prova fin troppo dura. Ma se avvenisse, forse sarebbe salutare dal punto di vista educativo. Per rifiutare la demagogia il modo migliore è assaggiarne i guasti. Invece attualmente è valida la tremenda affermazione per cui “per quanti guai possa soffrire il popolo italiano, non ce n’è uno che non abbia meritato”.
Gianni Pardo, giannipardo@libero.it
23 giugno 2012
(1) http://www.corriere.it/editoriali/12_giugno_21/moneta-unica-democratica-panebianco_322a2168-bb62-11e1-b706-87dd3eab4821.shtml




permalink | inviato da giannipardo il 24/6/2012 alle 7:5 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
sfoglia
maggio        luglio

Feed RSS di questo blog Reader
Feed ATOM di questo blog Atom
Resta aggiornato con i feed.

blog letto 647382 volte

Una novità: alcuni file di "Massime". Su Pardofiction.myblog.it racconti, romanzi e opere teatrali di Gianni Pardo. Precede un indice che dà indicazioni sui vari argomenti.