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SCIENZA
9 gennaio 2012
DUBBI SULL'OMOSESSUALITA'


Un assessore Pdl del comune di Lecce ha affermato che “in natura esistono solo due tipi di generi umani: l'uomo e la donna. Il resto è classificato come turbe della psiche ed è materia della scienza sanitaria e della psicanalisi”. Naturalmente è scoppiato un putiferio, anche perché l’incauto ha detto queste cose sostanzialmente riferendosi al governatore della Puglia, Nichi Vendola.

È stupido dare addosso a quell’assessore a scatola chiusa. Perché se ha detto la verità, la verità rimane tale anche se politically incorrect. E se invece ha detto una sciocchezza, tanto vale cercare di confutarla.

L’omosessualità in passato è stata stramaledetta da tutti. “Sodomita” è stato sinonimo di insalvabile peccatore destinato al fondo dell’inferno. Ma questo atteggiamento nulla prova, se non a che punto può essere feroce l’autodifesa della specie. Infatti, dal momento che non procreano, per la specie gli omosessuali rappresentano un pericolo e vanno per questo repressi.

Ma d’altra parte essi ci sono sempre stati, malgrado le più severe condanne, e ciò dimostra che non sono tutti dei “viziosi”: molti sono tali per natura. Se è vero che ce ne sono alcuni che (forse) avrebbero potuto scegliere diversamente, ciò non impedisce che l’omosessualità faccia parte della realtà umana. Ma è una realtà umana normale o patologica? I sessi sono due, come dice quell’assessore, o tre, come oggi pensano in molti?

Al dovere di contribuire alla conservazione della specie si sottraggono, oltre ai gay, gli impotenti, le donne sterili e in generale coloro che non vogliono o non possono avere figli, per le ragioni più diverse. Dunque se il giudizio è particolarmente severo nei confronti degli omosessuali è perché si presume che essi siano colpevoli della loro caratteristica. Dimenticando che alcuni sono tali loro malgrado. Dunque, se si fosse razionali, bisognerebbe essere molto più severi con chi i figli non li vuole pur potendoli avere, non con chi non può averli. Ciò dimostra a che punto l’omofobia è un atteggiamento da primitivi.

Il problema dei due o dei tre sessi è mal posto. È inutile parlare delle persone che possono avere figli e delle persone che non possono averne: perché queste ultime sono incolpevoli. E riguardo alle prime non dobbiamo dimenticare che noi esseri umani ci vantiamo di non essere sottoposti agli istinti come lo sono gli animali. Come reprimiamo il nostro istinto di aggressività, ben possiamo reprimere quello della procreazione: dunque rimane aperta e lecita la discussione sull’opportunità di seguirlo.

Da ciò che si è detto si ricava tuttavia un dato che non è a favore dei gay. Se nessuno reputa normale l’impotente, perché bisognerebbe reputare normale l’omosessuale? E come si potrebbe non giudicare deviante il caso di quelle persone che, pur avendo caratteristiche fisiche maschili, hanno un “io” femminile, o viceversa? La natura ha previsto due sessi fecondi e chi non ne fa parte rientra per ciò stesso nel patologico. Ma in questa anormalità rientra anche chi non vuole figli. In questo caso l’individuo dimostra come minimo un insufficiente istinto di conservazione della specie. Egli non sente quella spinta che negli altri funziona così bene da aver fatto giungere l’umanità a sette miliardi di individui.

Rimane probabile che l’omosessualità, pure anormale, non sia più grave di una qualunque nevrosi, come l’ostilità all’idea di avere figli. Il gay non è né meno intelligente né meno capace di un eterosessuale.

Queste considerazioni potrebbero addirittura servire a dimostrare a quel famoso assessore che se un omosessuale può avere problemi psichici, probabilmente è per colpa di persone come lui. In un mondo in cui l’omosessuale fosse accettato come una persona normale, sarebbe facile per lui essere e comportarsi come tutti gli altri. Se viceversa lo si demonizza o lo si ostracizza, sarà questo a provocargli i problemi relazionali.

Insomma, è l’assessore di Lecce che costringe gli omosessuali ad andare dallo psicoanalista: mentre forse, a ben guardare, dallo psicoanalista dovrebbe andarci lui.

L’omosessualità non è normale ma non lo è in campo sessuale, mentre per il resto non ha importanza. Ognuno deve dirsi: “Dal momento che non conto di andare a letto con tutti gli uomini e con tutte le donne che incontro, della loro sessualità non m’importa nulla”.

Se poi la “patologia” che determina l’omosessualità abbia in ogni caso riflessi psicologici e fisiologici sulla persona, è materia che su cui aspettiamo che la scienza dica qualcosa di definitivo.

Gianni Pardo, giannipardo@libero.it, www.DailyBlog.it

9 gennaio 2012


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permalink | inviato da giannipardo il 9/1/2012 alle 7:33 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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