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POLITICA
6 novembre 2008
OBAMA, IL RAZZISMO AL CONTRARIO

IL RAZZISMO AL CONTRARIO

Il giubilo per l’elezione di Barack Hussein Obama ha di che lasciare stupiti. È comprensibile che si sia contenti per l’elezione di un candidato: ma spellarsi le mani gridando che finalmente è arrivato il salvatore e ora tutto si aggiusterà no, non è comprensibile. Il New York Times si è schierato per il candidato democratico e tuttavia oggi Peter Baker scrive: “No president since before Barack Obama was born has ascended to the Oval Office confronted by the accumulation of seismic challenges awaiting him”, nessun presidente, da prima ancora che Barack Obama fosse nato, è salito all’Ufficio Ovale per affrontare l’accumulo di sfide sismiche che lo aspettano.

Da un lato l’America è delusa dal recente passato, e spera in un vago cambiamento per il meglio, dall’altro la situazione economica e politica internazionale è delle meno confortanti. Non promette certo un aiuto. Né si sa bene quale sia il carattere di Obama: l’uomo non ha mai veramente dato prova di sé e qualcuno lo giudica immobilista ed attendista. Quand’anche il nuovo Presidente fosse un eccellente uomo di Stato, si rischia di passare da un eccesso di speranze ad un eccesso di delusione.

Molti si aspettano che il senatore nero risolva il problema della crisi finanziaria, che rilanci l’economia, che ponga un termine se possibile vittorioso alle guerre in cui gli Stati Uniti sono implicati e – perché no? – che risolva anche il problema del Medio Oriente. Quest’ultima illusione, cosa sbalorditiva, si estende perfino ai musulmani della regione. Si parla tanto del razzismo dei bianchi ed ecco che i coloured di tutto il mondo sono convinti che Obama sarà un Presidente ottimo, capace perfino di fare miracoli, perché è nero. Un razzismo identico, anche se di segno contrario, a quello di chi pensa che egli non potrà essere un buon Presidente solo perché mulatto.

In politica non si ha successo se non si è ambiziosi: l’ambizioso è pronto a sfidare il destino, per avere successo; è pronto a fare il passo più lungo della gamba e a scommettere su se stesso; è pronto a dichiararsi capace di fare qualcosa molto prima di esserne sicuro. Tutto questo è fisiologico. Purtroppo, è altrettanto fisiologico che, una volta ottenuto il posto di comando, si sia chiamati a “deliver”, come si dice in inglese familiare: a  realizzare ciò che si è promesso. E qui nascono le difficoltà. Non solo i problemi sono ardui, ma il popolo e la storia sono spietati. Non perdonano neppure la sfortuna. Figurarsi dunque quando ci si attendono i miracoli.

Richard N.Haass , il Presidente del Consiglio per le Relazioni Internazionali americano, ha detto: “You tend to campaign in black and white. You tend to govern in gray”: si tende a fare campagna elettorale in bianco e nero, si tende a governare in grigio. Nel caso di Obama, il grigio non sarebbe troppo male, nella situazione attuale, ma molti ne saranno delusi.

Un sano realismo ed aspettative limitate sarebbero più generosi nei confronti del neo-eletto presidente.

Gianni Pardo, giannipardo@libero.it

5 novembre 2008

 




permalink | inviato da giannipardo il 6/11/2008 alle 9:57 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (10) | Versione per la stampa
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