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CULTURA
5 novembre 2008
OBAMA: INCROCIAMO LE DITA

Se si chiede a qualcuno come mai in gennaio faccia freddo e in agosto no, la risposta sarà probabilmente: “Ma che domande! In gennaio siamo in inverno e in agosto siamo in estate”. Solo che questa risposta, che pare ovvia, è profondamente stupida. Un certo periodo dell’anno l’abbiamo chiamato gennaio e un altro periodo dell’anno, che comprende gennaio, l’abbiamo chiamato inverno: ma questo non spiega perché in tale tempo debba fare più fresco che in un altro periodo. Se l’avessimo chiamato “luglio” sarebbe stato più caldo? La risposta corretta è: “Perché è sempre così”. Oppure, meglio: “Perché in gennaio l’inclinazione dell’asse terrestre, che è costante durante la rivoluzione della Terra, fa sì che i raggi del sole giungano sull’emisfero nord con un’angolazione più lontana dallo zenith di quanto avvenga in estate”. Ma quanta gente parlerebbe così?

Nello stesso modo, se si chiedesse a molta gente perché è contenta dell’elezione di Barack Obama si otterrebbero anche risposte assurde: “Perché era tempo che un nero divenisse Presidente”. E dove sta scritto che un nero non possa essere un cattivo Presidente? “Perché è un giovane, perché da lui ci si può aspettare un cambiamento”. E questo è un pregiudizio ancora peggiore di quello che vuole i vecchi più saggi dei giovani. Inoltre il cambiamento può essere per il meglio come per il peggio. E poi, quale cambiamento? Chi sarebbe in grado di riferire quale sia il programma concreto di Barack Obama?

La realtà è che nessuno ha un’idea di ciò che quest’uomo possa fare, soprattutto dovendo affrontare problemi che farebbero tremare un semidio. Benché il sistema statunitense sia presidenziale, al sommo domina un’oligarchia di competenti e consiglieri. Il Presidente non è un dittatore. C’è il Congresso, c’è il Senato, c’è tutta un’organizzazione che, in parte, vive di vita propria. Quando nell’era Clinton si parlò molto di riforma dell’assistenza sanitaria, anche sotto la spinta di Hillary Clinton, alla fine non si arrivò a nulla: i freni della base si rivelarono più forti della volontà del vertice. Ecco perché da un lato la volontà di Obama ci è ignota, dall’altro, qualunque sia, avrà un peso notevole ma non determinante. Gli Stati Uniti non sono un feudo.

Le elezioni americane sono meno significative di quelle italiane. L’Italia ha avuto il più grande partito comunista del mondo libero e questo ha lasciato un’eredità, nel Paese. La nostra sinistra è più arrabbiata, più radicale, più anti-occidentale di altre. Dunque la scelta fra le due coalizioni può comportare conseguenze notevolissime, nella società. Gli Stati Uniti, al contrario, sono molto più stabili ed unitari. La differenza fra repubblicani e democratici è molto meno grande. Fra l’altro, contraddicendo uno dei miti della sinistra, i Presidenti democratici si sono dimostrati più bellicosi dei Presidenti repubblicani. Ecco perché non si sa che dedurre, dalla recente elezione.

Sappiamo che Barack è giovane, slanciato e porta i vestiti in modo ammirevole. Sappiamo che sa infiammare gli animi delle folle con discorsi tanto veementi quanto inconsistenti, da predicatore. Sappiamo che ha vinto il beauty contest, il concorso di bellezza, con John McCain, ma sappiamo anche che un paese non si governa con la bella presenza. E purtroppo Obama fino ad oggi ha fatto leva solo sul suo fascino, non sui suoi programmi o sulle sue idee. Potrebbe rivelarsi un ottimo o un pessimo Presidente ma allo stato delle cose non se ne sa nulla. Una campagna elettorale meno mediatica, meno spettacolare ma più concreta sarebbe stata preferibile ma la gente non ama strapazzarsi le meningi: negli Stati Uniti si è svolta la campagna che poteva svolgersi. Chi avesse tentato di farne una diversa probabilmente avrebbe perso. Come ha perso Hillary Clinton che si è dimostrata concreta e competente ma è rimasta “antipatica”. E tanto è bastato.

Non rimane che incrociare le dita: God bless America.

5 novembre 2008

 




permalink | inviato da giannipardo il 5/11/2008 alle 12:2 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (3) | Versione per la stampa
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