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POLITICA
24 settembre 2008
ELISABETTA II IN BIKINI
 

ELISABETTA II IN BIKINI

 Spesso non ce ne rendiamo nemmeno conto, ma praticamente tutti cerchiamo di essere attraenti. In un certo senso questo è addirittura un obbligo: la cortesia è un modo di rendersi gradevoli ed è considerata imprescindibile.

Moltissimi vanno oltre: sono disponibili, si interessano ai problemi del prossimo, raccontano barzellette, sono maestri di conversazione e si propongono subito come amici. Questo vale anche dal punto di vista fisico: tutti tengono a vestirsi bene o quanto meno ad avere abiti senza buchi e ad essere puliti, in modo d’avere l’aria di persone per bene. Prima ancora di aprire bocca, si vuole essere “accettati” come immagine.

Quest’ultimo particolare è importantissimo per le donne. Nel loro caso, il fatto di essere attraenti ha una doppia valenza: quella sociale e quella sessuale. Una signora che la società stimasse molto per il suo valore intellettuale, ma fosse veramente brutta, non potrebbe non rammaricarsi del fatto che tutti gli uomini si levano il cappello, dinanzi a lei, ma nessuno la vorrebbe a letto. Ecco perché è raro che una donna – salvo quelle che per età o altri malanni hanno deposto le armi – non faccia tutto il possibile per rimanere “bella”. Tutte le signore si vestono con cura, cambiano spesso abbigliamento, vanno dal parrucchiere, si truccano, controllano il loro peso ed infine sono felici se, mettendosi in bikini, suscitano il desiderio degli uomini e l’invidia delle altre donne. Dal punto di vista etologico, all’interno della specie umana questo è un trionfo.

E tuttavia è anche valida la regola inversa. C’è infatti chi, per il suo status, è ammirevole per definizione. Il Papa non ha il dovere di mostrarsi brillante o intelligente, e infatti dice pressoché costantemente delle ovvietà condivisibili da tutti. Per esempio che la pace è preferibile alla guerra e la prosperità alla fame. Egli infatti è da riverire ed apprezzare non per quello che dice ma perché è il papa. Parimenti, il re non deve raccontare barzellette perché, dal momento che è il re, non ha il dovere di conquistarsi la simpatia e l’affetto dei suoi sudditi: queste sono cose che gli sono dovute da sempre, sin da quando è comparso in pubblico fra le braccia della regina sua madre. Tutto quello che un re può fare è perdere il rispetto del suo popolo: di guadagnarlo non ha alcun bisogno. Da questo nasce la saggia raccomandazione, per i grandi, di essere molto riservati, di non comparire troppo spesso in pubblico, di non umanizzarsi troppo. Essi non hanno nulla da chiedere e nulla da ottenere. Divenendo “esseri umani come tutti gli altri”, foss’anche simpatici,  rischiano solo di perderci.

Questa è una cosa che Berlusconi non ha mai capito. Qualcuno che è il capo del primo partito d’Italia, che ha i suoi soldi ed è perfino Primo Ministro, non ha bisogno di raccontare barzellette. Chi già lo apprezza non l’amerà di più per questo, chi non l’apprezza lo disprezzerà come i romani disprezzavano Nerone con le sue pretese d’artista. Il Cavaliere probabilmente si comporta così perché vuol far vedere che non si è montato la testa, che è rimasto il simpaticone di un tempo, l’animatore delle crociere: invece dimostra di non capire lui stesso quanta strada ha fatta da allora. Ciò che un tempo gli fu utile oggi può essergli nocivo. Il copione gli assegna una parte diversa. Si accontenti del consenso del popolo italiano.

Un’altra che ha sbagliato, e molto più pesantemente di Berlusconi, è Diana Spencer. Far parlare di sé è una buona politica, se con essa si conquista la notorietà e si fanno vendere i biglietti al botteghino. Ma la moglie del futuro re d’Inghilterra la notorietà ce l’ha dal giorno del matrimonio. Se dunque passa da un amante all’altro e si trasforma in un’immagine da rotocalchi, può solo scadere nella considerazione di molti. Da principessa destinata al trono a puttanella smidollata. Diane Spencer, da regina, avrebbe addirittura messo a rischio la monarchia.

Del tutto all’inverso, Elisabetta II sarà ricordata nei secoli come uno dei più grandi sovrani d’Europa. Non solo non si è mai messa in bikini, ma non ha mai sbagliato una mossa. Non ha mai detto una parola in più; non ha provocato il più piccolo scandalo; è stata una presenza rara e piena di dignità. Questa grande regina ha rappresentato alla perfezione la sua parte di nullità piena di stile, nel nome della quale si potrebbe perfino affrontare la morte, talmente ella impersona la patria.

Gianni Pardo, giannipardo@libero.it

23 settembre 2008




permalink | inviato da giannipardo il 24/9/2008 alle 14:46 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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