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CULTURA
15 settembre 2008
LA DEMOCRAZIA IN AUTOMOBILE
 

LA DEMOCRAZIA IN AUTOMOBILE

 

La discussione sulla “vera democrazia” è antica e richiederebbe, per essere affrontata, un bagaglio di cultura e bibliografia non indifferente. Qui ci si limita invece, umilmente, a lanciare un sasso nello stagno.

Le obiezioni che sono state mosse a questo tipo di regime sono molte. Cominciò Aristotele, avvertendo che essa può condurre al dominio della demagogia, al disordine e per contraccolpo alla dittatura. Molti moralisti attuali si lamentano poi del fatto che in essa si è facilmente indotti alla corruzione; che non raramente, invece del migliore, vince chi è più forte economicamente; che i votanti sono disinformati e si lasciano ingannare dai demagoghi; che moltissimi non votano e per conseguenza è discutibile che ci sia un “governo di popolo”. E via dicendo. La lista è lunga. Lunga e forse inutile.

Che cosa si penserebbe di qualcuno che, dovendo noleggiare un’automobile, ne chiedesse una “perfetta”? Si osserverebbe che sta dicendo un’assurdità. Le automobili  hanno caratteristiche diverse perché rispondono ad esigenze diverse. Ciò che per uno è una qualità per un altro può essere un difetto e soprattutto alcune caratteristiche positive sono contraddittorie. Non si può pretendere che un’automobile di lusso consumi pochissimo e sia facile da parcheggiare. L’automobile perfetta non esiste. La sua essenza è la capacità di portare una persona da un posto ad un altro: e basta.

La democrazia è un tipo di regime umano ed ha dunque i difetti degli uomini che la praticano. Se un popolo è tendenzialmente avido, scorretto e corruttibile, coloro che andranno al potere, provenendo da quel popolo, saranno probabilmente avidi, scorretti e corruttibili. La cosa non è neppure particolarmente negativa. O, più esattamente, è negativa: ma non è esclusiva della democrazia. Quel genere di uomini non manca affatto negli altri regimi e l’unica differenza è che – sotto le dittature – non è permesso né denunciarli né destituirli.

La “vera democrazia”, come “l’automobile perfetta”, non esiste. E come per quel veicolo si può dire che perde la sua qualità fondamentale quando non è in condizione di portare un passeggero, per la democrazia il problema deve essere posto al negativo: quand’è che cessa di essere tale?

Aristotele rispondeva: quando si trasforma in tirannia, cioè in un tipo di regime in cui il popolo non ha più strumenti per cambiare i governanti. Ed aveva ragione. Se, sia pure attraverso elezioni influenzate dall’ignoranza, dalla corruzione, dalla demagogia e dall’ignavia, i votanti possono ottenere un cambio di governo, si è in democrazia. Se questo non è possibile, non c’è più democrazia.

Ovviamente, le critiche che molti muovono al “governo del popolo” volano molto più alto di questo livello. Nascono da una certa concezione che preesiste all’esame della società e che gli idealisti reputano essenziale: senza accorgersi che così applicano abusivamente, alla realtà oggettiva, un loro personale pregiudizio. Chi non ha sentito le geremiadi dei delusi? “I giornali fanno solo la politica dei ricchi gruppi finanziari cui appartengono: è democrazia, questa?” “Le lobby influenzano la legislazione, è democrazia, questa?” “Se vota il cinquanta per cento degli elettori, e poi governa una maggioranza del ventisei per cento, è democrazia, questa?” La litania è infinita.

Costoro dimenticano di osservare un fatto fondamentale: se chi dispone del potere, di molto denaro, di alleanze, e di suggestioni di ogni tipo, potesse effettivamente manovrare la democrazia, non vieterebbe la libertà di stampa e si permetterebbe di indire libere elezioni. In realtà i dittatori si guardano bene dal farlo. Infatti sanno bene che, per quanto si possa imbrogliare, se un popolo molto scontento ha la possibilità di esprimersi, manderà a casa chi lo ha affamato o reso schiavo.

Non bisogna stare a pesare quanto “vera” sia la democrazia nella Russia di Putin, quanto autentica sia la libertà di stampa in Italia o quanto corrette siano le elezioni in Turchia: il contraltare è la Russia di Stalin, la stampa sotto Mussolini, la Turchia sottomessa al Califfo.

La vera democrazia non è quella perfetta, che non esiste. La vera democrazia è un tipo di regime in cui il popolo ha il potere di cambiare governo senza essere obbligato a fare una rivoluzione. E tanto basta.

Gianni Pardo, giannipardo@libero.it

15 settembre 2008I




permalink | inviato da giannipardo il 15/9/2008 alle 19:27 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (3) | Versione per la stampa
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