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CULTURA
9 settembre 2008
ITALIA E GEORGIA
 

 

Il nostro Paese, in occasione della crisi georgiana, ha avuto un comportamento molto prudente nei confronti della Federazione Russa e questo ha scontentato molti idealisti. Anche se le nostre posizioni non sono state molto lontane da quelle di altri Paesi europei (in particolare della Germania) molti hanno attribuito questa moderazione ai rapporti personali ed amichevoli tra Berlusconi e Putin. Qualcun altro ha chiaramente fatto riferimento ad una tradizionale di politica estera italiana ai limiti della vigliaccheria. E certo il passato induce a guardare con sospetto ogni mossa di Roma: l’Italia ha una fama di furbizia e di machiavellismo. Ma forse stavolta ci si preoccupa a torto.

La crisi georgiana ha la caratteristica di essere insolubile sia giuridicamente sia militarmente.

Giuridicamente il governo georgiano aveva il diritto di intervenire in una regione del suo territorio e poco importa se in quel posto la maggioranza della popolazione sia russa o russofona: quel territorio è georgiano. Tuttavia è anche vero che, per principio largamente accettato da decenni, si reputa che i popoli abbiano una sorta di diritto naturale all’autodeterminazione. Nell’Ossezia del Sud i cittadini preferiscono appartenere alla Federazione Russa o, quanto meno, preferiscono essere indipendenti: hanno realmente questo diritto? Domanda futile. Non l’hanno se il governo centrale è più forte e dice di no (la Spagna con il Paese Basco, la Francia con la Corsica e infiniti altri casi); viceversa hanno quel diritto se hanno la forza di conquistarselo (guerre d’indipendenza) o se il governo centrale glielo regala (Slovacchia).

Nel caso dell’Ossezia del Sud la forza militare è stata fornita dal Paese di riferimento e cioè dalla Russia. Ed è qui che il problema appare militarmente insolubile. Da un lato la Georgia non ha la forza di opporsi all’esercito russo, dall’altro gli Occidentali sono sì capaci di fare la faccia feroce ma è certo che nel Caucaso non si vedrà neanche un elmetto della Nato. Dunque nessuno sloggerà i russi dall’Ossezia e dall’Abkhazia. Su questo si può scommettere. E allora si è arrivati alla conclusione.

La maggior parte di questa vicenda è recitata per il loggione. Si condanna la Russia per la sua azione militare ma si è imbarazzati innanzi tutto perché è si è sostenuta l’indipendenza del Kosovo contro la volontà della Serbia (amica della Russia), di cui era una regione. E si è imbarazzati perché non si può dimenticare che i primi carri armati che si sono mossi venivano dalla capitale georgiana. Si minaccia Mosca di fumose sanzioni sapendo benissimo di non essere minimamente in grado di intimidirla e sapendo infine che sia la Russia sia l’Europa Occidentale reputano i reciproci rapporti – politici ed economici – infinitamente più importanti dell’intera Georgia. Il loggione piange sulla morte di Violetta o di Cavaradossi ma i competenti sanno che quei cantanti stanno solo facendo finta.

Gli unici veramente preoccupati sono i vicini della Federazione Russa, in particolare la Moldova e l’Ucraìna che non fanno parte della Nato. Queste si chiedono che cosa farebbe l’Occidente se i russi oltrepassassero le loro frontiere e l’ipotesi dà da pensare anche alle cancellerie occidentali. Qui non siamo più ai gettoni: si maneggia denaro contante. Finché si tratta di due regioni della Georgia, il problema si discute a ciglio asciutto. Se si torna al cuore dell’Europa, c’è di che allarmarsi: il Ventesimo Secolo non fa parte della preistoria.

Ecco perché i rapporti tra Repubblica Italiana e Federazione Russa non turbano gli Stati Uniti; ecco perché Dick Cheney, in questi giorni in Italia, saprà di trovarsi fra buoni amici. Berlusconi, favorito dai suoi rapporti personali, è nelle condizioni migliori per dire ai due più grandi leader: “D’accordo, continuate a sfidarvi e perfino insultarvi in pubblico. Ma, concretamente, che problemi abbiamo? come possiamo risolverli? George, parlane con me che ne parlerò con Wladìmir, Wladìmir parlane con me che ne parlerò con George”. Non è il caso di irridere questa versione casereccia della diplomazia. Anche la diplomazia cammina sulle gambe degli uomini.

Berlusconi si limita a precedere il drappello di coloro che, fra qualche tempo, si acconceranno alla situazione di fatto. E l’Italia ottiene in cambio visibilità e considerazione.

Gianni Pardo, giannipardo@libero.it

8 settembre 2008

 




permalink | inviato da giannipardo il 9/9/2008 alle 17:8 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
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