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CULTURA
15 agosto 2008
SARTORI E L'ECOLOGIA
 

Chi è sovente accigliato, chi alza spesso il ditino ammonitore, chi giudica severamente il mondo è uno che nel mondo ci si trova male. Ecco perché, se non si odia l’umanità, se si ha una riuscita vita affettiva, non si può che avere simpatia per chi sorride. Tanto da avere difficoltà, se si deve essere severi con lui. È il caso di Giovanni Sartori. Questo professore, che pure è capace di essere velenoso o sprezzante, col suo sorriso dà sempre l’impressione di non prendere sul serio nemmeno se stesso e questo lo rende gradevole. Tuttavia non basta essere un famoso costituzionalista, come non basta essere un editorialista del Corriere della Sera, per essere autorizzato a dire qualunque cosa. Soprattutto in un campo, quello scientifico, in cui non c’è barba di profeta che valga più di un esperimento o di un dato accertato.

Sartori condanna senza appello il ministero dell’ecologia del governo Prodi ed anche quello attuale che, in questi cento giorni, “non ha battuto un colpo”. Che si è fatto notare – dice - solo per l’assenteismo dei suoi dipendenti. E sia: questa è una legittima opinione politica. Ma  poi Sartori cita l’Intergovernmental panel on climate change e ci dice due cose: che questo organismo prevedeva da qui al 2100 l’aumento di due gradi, nella temperatura del globo, e che “le ultime rilevazioni indicano un’accelerazione crescente nello scioglimento dei ghiacci del Polo Nord”. Un’accelerazione che ci potrebbe portare in breve tempo ad un aumento che potrebbe essere di sei gradi.

Un organismo che sia intergovernmental – una parola così lunga che chi parla inglese dovrà prendere un’incredibile rincorsa, per pronunciarla – dev’essere autorevole. Chi dice di no. Ma si ha lo stesso il diritto di essere allarmati leggendo che è nato per occuparsi del “climate change”: ciò significa che dà per sicuro quello che dovrebbe essere il thema probandum, la cosa da dimostrare. Sarebbe come se, per decidere sul dovere di obbedire al Papa, si chiedessero lumi al Generale dei Gesuiti. In secondo luogo questo organismo, ci dice Sartori, fa delle previsioni per il 2100. Accidenti. Sarebbe già da levarsi il cappello se le facesse non per il 2100 ma per il 2010: infatti il futuro, anche quello meteorologico, è sulle ginocchia di Giove. Dunque si ha il diritto di rimanere scettici e di sorridere. Chi parla di 2100 lo fa sapendo benissimo che nessuno dei presenti, in quell’anno, andrà a rinfacciargli che ha detto sciocchezze.

Sartori che pure, quando vuole, ha spirito critico, stavolta si dimostra disposto ad ingoiare una baggianata ancora più grande: nientemeno, una differenza di temperatura di sei gradi, in tempi brevi. E chi lo dimostra? “Le ultime rilevazioni”. Ora non solo bisognerebbe sapere quanto è affidabile chi le fornisce, ma se sono “le ultime rilevazioni”, cioè – diciamo – degli ultimi cinque o dieci anni, sono dati che riguardano un tempo tanto breve da essere assolutamente insignificante. I tempi del pianeta Terra sono ben diversi.

Il costituzionalista sostiene poi chiaramente che sta all’uomo fare il necessario per salvarsi da questa catastrofe, di cui è il responsabile. Tutte cose opinabili. Innanzi tutto, non sappiamo se vi è questo cambiamento climatico che solo i giornali dànno per sicuro. Soprattutto quando non hanno notizie più interessanti. Poi non sappiamo se dipenda dall’uomo: in passato abbiamo avuto in piena Europa la savana con i leoni e le altre bestie; così come, al tempo dell’uomo di Neanderthal, abbiamo avuto molto più freddo. Infine veramente l’uomo può contrastare la Terra, se questa decidesse di riscaldarsi o di raffreddarsi? Se ne può dubitare. La Terra ha avuto oscillazioni climatiche impressionanti di cui è molto difficile accusare l’uomo: se decidesse di riscaldarsi, Venezia la perderemmo anche se andassimo tutti a piedi.

Insomma, è bene rispettare la casa in cui viviamo (in fondo ecologia significa “scienza della casa”): ma senza montarci la testa. Tutti noi non vedremo il 2100 e quello che attualmente preme è che la spazzatura sia raccolta dalle strade. Prima - se possibile molto prima - di eliminare l’anidride carbonica che c’è in più rispetto al 1800.

Inoltre – ma questa è un’idea che è proposta ai lettori – se la Terra si riscaldasse, e la desertificazione avanzasse a sud, non è possibile che diverrebbero meno freddi e più abitabili l’enorme Canada e l’immensa Siberia?

Gianni Pardo, giannipardo@libero.it

15 agosto 2008

 




permalink | inviato da giannipardo il 15/8/2008 alle 17:34 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
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